La Certosa è, prima di tutto, luogo di intimo e devoto raccoglimento, emanazione della bellezza eterna della memoria. La feconda alternanza di erba e pietra si sposano nell’arte funeraria, che all’interno del complesso si presenta in alcune delle sue più fulgide espressioni.

Avrete la possibilità di ammirare busti e statue preziosi, piccoli gioielli di iconografia funeraria, riuscite realizzazioni di architettura sepolcrale uscite dal pensiero e dalle mani sapienti di grandi scultori. Antonio Canova, il massimo esponente del neoclassicismo, prestò il suo genio per scolpire il busto di Leonardo Cicognara, suo biografo. Ma altri autorevoli interpreti della scultura sacra hanno lasciato proprie testimonianze tra i claustri della Certosa: da Ambrogio Zuffi ad Alfonso Lombardi, da Luigi Legnani a Camillo Torreggiani.

Per gli amanti della spiritualità, da non perdere la Via Crucis realizzata in terracotta dall’eclettico scultore Ulderico Fabbri e disposta lungo il Primo Gran Claustro, mentre meritano un’attenzione particolare da parte degli appassionati di architettura i due diversi monumenti sepolcrali dedicati a Govanni Boldini.
Assolutamente d’obbligo sarà per voi una sosta alla Chiesa di San Cristoforo, recentemente sottoposta a una significativa opera di restauro strutturale e degli interni. Esso ha permesso di mettere in sicurezza un edificio storico, progettato da Biagio Rossetti, uno dei massimi esponenti dell’architettura rinascimentale, e soprattutto di riportare all’antico splendore veri e propri capolavori della pittura sacra dipinti da maestri del calibro di Carracci, Scarsellino, Bononi e Bastianino.

Cella dei Ferraresi Illustri
Daniele Bartoli e Alfonso Varano
Autori: Antonio Canova - Alfonso Lombardi et. Alii

La cella raccoglie dal 1835 le spoglie di grandi personalità ferraresi, esaltate in statue-ritratti. Stupisce per la sua bellezza il busto dello storico e critico d’arte Leonardo Cicognara (Ferrara 1767 – Venezia 1834) realizzato da Antonio Canova, di cui Cicognara fu anche biografo (purtroppo l’opera è andata danneggiata durante il sisma del 2012). Ad Alfonso Lombardi si devono invece le statue altrettanto notevoli dei poeti Vincenzo Monti (Alfonsine 1754 – Milano 1828) e Alfonso Varano (Ferrara 1705-1788) e del gesuita Daniello Bartoli (Ferrara 1608-1685).

Monumento funebre di Giovanni Battista Costabili Containi
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Autore: Pietro Tenerari

Pietro Tenerani, allievo a Carrara del Bartolini, ottiene larga fama internazionale; attualmente le sue opere sono contese dai maggiori musei mondiali. Il monumento da lui disegnato e realizzato da Gaetano Davia raffigura Giovanni Battista Costabili Containi, uomo politico di primo piano nell’Italia napoleonica e proprietario di una quadreria e una biblioteca preziose. Costabili, seduto con le insegne senatorie, ha ai lati due figure femminili, allegorie di Giustizia e Industria. Nel basamento un bassorilievo celebra lo stesso Costabili in ambasceria presso Napoleone. L’opera si trova nella cella Magnani, all’interno della quale si possono ammirare altre notevoli sepolture.

Busto di Francesco Bonaccioli
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Autore: Camillo Torreggiani

Il monumento sepolcrale, realizzato nel 1861, è costituito da un busto colossale sovrastato da un’abside raffigurante il defunto, il politico Francesco Bonaccioli. Lo scultore Camillo Torreggiani ha firmato molte opere all’interno della Certosa di Ferrara, ma ha lasciato la sua impronta anche in altre città italiane, europee e dell’America del sud. Nel Museo d'Arte Moderna di Madrid è conservato un suo busto della Regina Isabella di Spagna.

Cella Massari Zavaglia
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Autore: Giulio Monteverde

Dopo gli esordi come talentuoso scultore in legno, Giulio Monteverde ottiene grande considerazione come autore di monumenti sepolcrali e celebrativi, prima a Genova e poi a Roma. La cella Massari in stile realistico rappresenta una delle sue massime realizzazioni del tema dell’angelo della morte ed è considerata uno dei manufatti migliori presenti nella Certosa di Ferrara. Rappresenta il conte Galeazzo Massari, grande filantropo, nel letto di morte, avvolto in un lenzuolo funebre con un angelo che si inchina sopra la sua testa a custodia del sepolcro.

Tomba di Lilia Magnoni Monti
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Autore: Vincenzo Consani

Il monumento rappresenta i tre figli di Lilia Magnoni Monti che dolenti recano dei fiori sulla tomba materna. Più sopra è rappresentata una figura femminile che vola verso il cielo, allegoria dell'anima della defunta. Al centro del timpano sono scolpite due mani che si stringono, racchiuse in una ghirlanda floreale, simbolo dell'amore coniugale ma anche dell'ultimo addio. L’autore è lo scultore Vincenzo Consani, che ebbe tra i committenti anche la regina Vittoria d’Inghilterra. Di Lilia Magnoni Monti è rimasto un celebre dipinto realizzato da Giovanni Boldini.

Tomba Galloni
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Autore: Cesare Zocchi

Il monumento raffigura un sarcofago con a lato un angelo col viso rivolto verso l'alto, che nella mano sinistra regge una fiaccola capovolta, mentre con la destra addita il sepolcro, chiara l'allegoria della Fama. La tomba e il relativo monumento appartenevano originariamente alla famiglia Piva, poi passato in proprietà alla famiglia Galloni nel primo Novecento. L’autore è Cesare Zocchi, che ha realizzato statue per la facciata del Duomo di Firenze e il monumento a Dante conservato a Trento.

Tomba Filippo Dotti
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Autore: Camillo Torreggiani

La scultura principale dell'arco rappresenta una figura femminile velata, reggente nella mano sinistra una corona di fiori, che si abbandona sul sepolcro nel classico stereotipo della dolente. I tre medaglioni che contornano il monumento sepolcrale raffigurano Filippo Dotti e le di lui figlie Isabellina e Vittoria, scomparse prematuramente. La tomba è opera di Camillo Torreggiani, che scolpì tra gli altri un busto della regina Isabella di Spagna conservato al Museo d'Arte Moderna di Madrid.

Tomba di Alessandro Strozzi
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Autore: Giuseppe Maria Mazza

Nella parte inferiore dell'arco è scolpito un sepolcro ornato ai lati da due ghirlande floreali sotto le quali sono scolpite due fiaccole capovolte. Sopra il sepolcro poggia lo specchio marmoreo di forma triangolare che nella parte inferiore racchiude un bassorilievo, già di proprietà della famiglia Strozzi, rappresentante la sacra famiglia che riposa durante la fuga in Egitto. Il monumento è opera del superbo decoratore sacro Giuseppe Maria Mazza.

Tomba Zagatti
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Autore: Pietro Arcangeli

Arcangeli, scultore liberty di origine pistoiese specializzato in arte funeraria, sdrammatizza in questa composizione del 1911 la tragicità della morte. La statua a tutto tondo del piccolo defunto Mario Zagatti, morto all’età di 7 anni, calpesta un terreno fiorito e va incontro felice a una figura angelica che gli porge le braccia mentre cherubini sorridenti attendono il fanciullo sullo sfondo. Nella parte inferiore una civetta, simbolo premonitore della morte, regge l’intera figurazione con le sue ali che si allungano sino agli estremi della cornice, che reca medaglioni raffiguranti i genitori e i nonni del defunto.

Monumento a Teodoro Bonati
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Autore: Antonio d'Este

La Cella viene acquistata da Don Carlo Bentivoglio d'Aragona per collocarvi le "salme di coloro che negli idraulici e matematici esercizi si fossero distinti". La parete sud è destinata al colossale monumento di Teodoro Bonati (la lapide recita Theodoro Bonato), grande esperto nel campo dell’idraulica e membro della Società italiana delle scienze, realizzato a più mani: si deve a Ferdinando Canonici il disegno, ad Antonio d’Este il medaglione che ne raffigura il profilo, mentre gli ornati che circondano la grande lastra marmorea sono di Francesco Vidoni e Pietro Giordani è l’autore dell’epigrafe.

Tomba Lattuga
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Autore: Luigi Legnani

Siamo di fronte a una realizzazione curiosa: lo scultore Luigi Legnani avrebbe dovuto rappresentare un'allegoria dell'Industria, ma la donna che trattiene con indifferenza il caduceo (simbolo dell'arte medica) ricorda piuttosto la figura della Vanità, intesa come noncuranza per le cose terrene, quali appunto l'industria (richiamata dalla ruota dentata) e l'abbondanza (la cornucopia).

Tomba Vincenzo Bonetti
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Autore: Camillo Torreggiani

Questa struttura monumentale è dominata da due statue di figure femminili: quella di sinistra, recante nella mano destra uno scudo e in quella sinistra un libro aperto, ha una corona sul capo e probabilmente personifica l’Italia; quella di destra alata che regge una tuba è stata identificata come la Vittoria romana o l’allegoria della Fama. Si noti anche la scultura di una sfera alata, simbolo di immortalità e della leggerezza dell’anima, e i due busti dei defunti Vincenzo e Giovanni Bonetti.

Tomba del marchese Villa Lancellotti
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Autori: Giacomo De Maria e Bartolomeo Ferrari

La tomba del marchese Guido Villa-Lancellotti, ultimo dei marchesi Villa già proprietari del palazzo dei Diamanti, è una delle più antiche presenti in Certosa. Il complesso sistema di simboli del monumento, opera di Bartolomeo Ferrari, comprende a sinistra della lapide una donna che regge una corona; sotto al medaglione, dove è posto il busto del defunto realizzato dallo scultore neoclassico Giacomo de Maria, due cicogne che lottano con i serpenti, incarnazione del male; quindi due figure femminili nella parte sottostante richiamano la Carità e la Fortezza, doti riconosciute al marchese Villa.

Tomba Avogli Trotti
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Autore: Luigi Legnani

Luigi Legnani realizza busti per insigni personaggi oggi conservati alla Biblioteca Ariostea, ed è uno degli artisti più prolifici ad aver operato per le cappelle gentilizie all’interno della Certosa. Questo monumento, realizzato nel 1885, comprende la bellissima scultura di figura femminile a tutto tondo, inginocchiata ai piedi di una croce, identificata come allegoria della Preghiera.

Tomba di Paolo Bergami
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Autore: Camillo Torreggiani

Di particolare rilievo in questo monumento funebre il busto di donna velata, che regge con la mano destra una croce, mentre nella sinistra resta il troncone di quello che parrebbe essere un calice; è stata identificata come allegoria della Castità e della Fede. L’opera comprende quindi un medaglione raffigurante il profilo del defunto Paolo Bergami, affiancato dalla rappresentazione di due cicogne che lottano contro due serpenti, riproponendo l'eterna lotta tra il bene ed il male.

Via Crucis
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Autore: Ulderico Fabbri

Scultore eclettico, Ulderico Fabbri sviluppa la sua l’attività artistica a Roma, realizzando nudi maschili e composizioni simboliche. Diventa un grande interprete della scultura sacra. Autore, tra le altre opere, del mausoleo del vescovo Ruggero Bovelli nella Cattedrale di Ferrara e della Pala del Sacro Cuore nel Duomo di Milano.
Le 14 stazioni in terracotta che compongono la Via Crucis, posizionate lungo tutto il I Gran Claustro, sono state realizzate nel 1935

Monumento sepolcrale di Roberto Fabbri
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Autore: Giovanni Pietro Ferrari

Roberto Fabbri è uno dei primi a ottenere il brevetto di pilota in Italia. Muore nel luglio del 1913 all'età di 17 anni, durante un volo sulle brughiere attorno Malpensa. Dopo l’incidente Italo Balbo renderà omaggio al giovane aviatore, morto da eroe “in una lotta titanica contro gli elementi”. La memoria di questa vicenda è affidata allo scultore decadente Roberto Ferrari: il monumento sepolcrale rappresenta una figura muliebre ghermita da un'aquila, mentre Fabbri è raffigurato nel bassorilievo sottostante e nel basamento è inserito il motore dell'aereo.

Busto di Ambrogio Zuffi
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Autore: Ambrogio Zuffi

Formato alla scuola di Giuseppe Ferrari, Ambrogio Zuffi è molto attivo come scultore di busti e ritratti in marmo e bronzo. All’interno della Certosa sono molti i monumenti funerari che portano la sua firma. Qui ammiriamo l’autoritratto realizzato per il suo stesso sepolcro, completato da un cippo di notevoli dimensioni recante diverse iscrizioni sepolcrali e un medaglione raffigurante Filomena Zuffi.

Primo monumento a Giovanni Boldini
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Autore: Carlo Savonuzzi

È l’ingegnere Carlo Savonuzzi l’artefice di questo monumento circolare in cotto, prima sepoltura del pittore Giovanni Boldini che volle espressamente essere tumulato nella natia Ferrara. Insieme al fratello Girolamo, Savonuzzi dà una impronta nuova allo stile progettuale nella Ferrara degli anni ’20 e ’30 del Novecento, portando a termine prestigiosi progetti quali lo Stadio Comunale e la scuola elementare “Alda Costa”. Il progetto del monumento, di chiara impronta razionalista, è il frutto di un continuo e acceso confronto con Emilia Cardona, vedova di Boldini.

Famedio dei Caduti
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Autore: Carlo Savonuzzi

Il Famedio-ossario, eretto su volontà del Comune per commemorare la memoria degli ottocento soldati deceduti negli ospedali da campo e militari durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale, viene inaugurato nel 1961. Edificato in mattoni su progetto dell’ingegner Carlo Savonuzzi, ha pianta ellittica con pronao anteriore e copertura a catino ribassato in cemento e laterizio. Elegante la facciata, imponente il portale con arco a tutto sesto, completato da raffinate decorazioni in cotto. Si apprezzino i fregi, tra angeli, volute di capitelli, conchiglie, pellicani e teste di cherubini.

Monumento sepolcrale di Alfred Lowell Putnam
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Autore: Camillo Torreggiani

Alfred Lowell Putnam era un giovane turista americano di confessione protestante. Morto a Ferrara nel 1855 di colera, la famiglia vuole venga sepolto in questa città, anche se al di fuori della zona consacrata. Il monumento sepolcrale a pianta rettangolare, progettato da Camillo Torreggiani, consta di quattro colonne di ordine dorico, col fusto rastremato verso l'alto, al centro delle quali appare un sarcofago ricoperto da un drappo. Sulla cornice sono inserite sculture fitomorfe e negli angoli delle maschere, mentre La parte superiore della trabeazione presenta gole dritte e rovesce e listelli in ordine tuscanico.

Chiesa di San Cristoforo
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La chiesa primitiva e il monastero furono costruiti a partire dal 1452 per ospitare l’Ordine dei frati
Certosini, ivi insediati dal 1461 per oltre tre secoli. L’edificio attuale risale invece al 1498, quando all’interno dei lavori dell’Addizione Erculea Ercole I d’Este prevede di monumentalizzare l’antico tempio, inglobandolo in un nuovo maestoso luogo di culto dedicato a San Cristoforo. Architetto dell’intervento è Biagio Rossetti, che realizza una chiesa imponete a navata unica con sei cappelle laterali, contravvenendo in parte al canone architettonico dell’Ordine. L’interno custodisce una vera miniera di capolavori pittorici dei maestri del tardo Rinascimento ferrarese, appena restituiti alla collettività da un importante restauro reso necessario dal sisma del 2012. Un monumento che racconta al tempo stesso la storia di Ferrara, la fama dei suoi “cantori” figurativi, e il valore eterno della bellezza.